Poetica famigliare
La raccolta è una traslazione della mia vita. Ciò che ho fatto è stato raccontare la mia famiglia ed i miei amici attraverso la finzione, velando la realtà dei fatti dietro alla messa in scena.
Le vicende e le persone hanno dunque subito un trasferimento, necessario a raccontare di loro ciò che diversamente non si sarebbe potuto così lucidamente e apertamente dire. Non sono ritratti fedeli: sono mie percezioni, interpretazioni, anche momentanee, di loro, del loro carattere, di qualcosa che gli è accaduto.
In quasi tutti i casi, inoltre, le fotografie raccontano me: le scene sono una metaforica rivisitazione di ricordi, e la necessità di metterli in scena mi sembra un tentativo di svelarmi allo spettatore, di confessarmi, in un atto catartico.
Questo processo di trasferimento sortisce anche un altro effetto: gli eventi e le figure della mia quotidianità assumono, portate come sono a vestire i panni dei personaggi della tradizione occidentale, la posizione di archetipo, elevandosi a storie universali, a storie dell’uomo. In questo processo il famigliare diviene universale, ed è elevato al suo livello più alto.